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lunedì, maggio 31, 2004 Mosaico ischitano
piastrelle di ceramica colorata di una vacanza
...segue...
L'ultima sera è la migliore. Sai che sarà l'ultima di ogni cosa e ti fermi nell'atrio, parlando con persone cui non avevi mai parlato tanto nei giorni prima. Un po' agitata all'inizio, una coppia mi fa nascere il sospetto che non siano solo in due e mi aspetto la solita domanda, capace di gelare anche la conversazione più rilassata. Proseguendo capisco che non arriverà: la coppia non ha lasciato figli a casa. Perciò l'argomento è off limits anche per loro. Allora mi rilasso completamente, fino a raccontare di me una parte che non è qui: quella che scrive solo racconti. La parte ufficiale, quella che permetto a tutti di vedere. A tutti, fuorché a chi mi legge qui. E, come al solito, mi domando perché io debba sempre ragionare a compartimenti stagni.
Sempre frastornata nel traffico di Napoli, aspetto di uscirne per telefonare a Maria. Lo fa lei: ci sta già aspettando. La seconda volta che ci vediamo, e così intime, da non dover pronunciare una parola di più. Sono a casa, sul suo divano e, mentre accarezzo Sheila, di nuovo stupendomi della sua insolente morbidezza, lei mi ripaga sdraiandosi ai miei piedi. Io indosso la camicia che domenica scorsa, nella quiete annunciata della 'cucina gialla', indossava Roberta, in un'ambigua mescolanza tra finzione e realtà.
![]() Il ritorno ha un sapore dolciastro, che si scioglie nel momento di rientrare in una casa, che sembra disabitata ed enorme, nel dilatarsi delle stanze di cui dobbiamo riappropriarci.
Nasce la frenesia di far sparire ogni traccia dei bagagli; ogni traccia del viaggio, se non le piccole cose che ci siamo portati da là. Un fiore blu si sta seccando nel libro degli Haiku, un sasso scuro di materiale lavico, pesa nella mia mano, mentre lo sistemo nel vaso delle begonie, la casetta di gesso colorato da appendere in mezzo alle altre, le foto da scaricare sul pc e da guardare con un misto di incredulità: ero lì, solo ieri?... sono sempre la stessa che ero quel pomeriggio?...
E poi, tutte le cose che non si possono tenere in mano... l'abbraccio di Maria, l'attesa dell'arrivo di Luca, che, sorpresa! è davvero biondo con gli occhi azzurri ed ha la stessa carica che ha nelle sue mail: un vero salernitano confusionario, che guida con le braccia fuori dal finestrino per farsi notare da me e confermarmi che mi ha visto, e poi ferma la macchina in un portone, impedendo il passaggio agli altri, perché mi deve salutare subito subito, le risate che ho fatto cercando di rubare il conto a Pasquale e ritrovando nella mia mano solo la parte senza i prezzi, e le pazze risate ascoltando un colorito e suggestivo racconto, in cui sarebbero stati necessari i sottotitoli, e di cui l'unica parola che ho capito veramente era una parolaccia.
Tutto si confonde già nella mia mente, e si unisce fino a formare con i suoi frammenti colorati, quel mosaico che è la nostra Vita, in cui piastrelle rotte, che mal sembrano adattarsi alle vicine, per forma e colore, si saldano a quelle a fianco con il cemento delle emozioni e con il calore dell'Amicizia e dell'Amore.
![]() Ricordi di viaggio di Dolittle
Categoria: sabato, maggio 29, 2004 Negli anni ’70 – da noi è arrivato il decennio successivo – circolava negli States un serial ambientato in una nave da crociera, Ecco, non mi spiacerebbe che Battello ebbro fosse un po’ come Love boat, una nave dove imbarcarsi e solcare le onde, diretti verso incerte destinazioni. Comunque ben disposti al viaggio, a lasciarsi affascinare da derive e approdi, disposti alle sorprese, all’imprevisto, con il giusto spirito di avventura. In altre parole disposti all’UTOPIA. Perché questo è, nel fondo, Battello ebbro. Si viaggia con l’utopia nella bussola, al posto del Nord. Magari ci si rende conto che per il viaggio non basterebbe una vita, magari neanche mille vite, ma ci si imbarca comunque. Si tende a…, l’importante è il viaggio, gli scali in posti esotici, difformi da quanto abbiamo visto finora. Io sono un ritardatario cronico; mi sveglio per tempo ma all’ultimo mi perdo in una miriade di sciocchezze, magari rifacendo l’inventario della valigia per puro perfezionismo o maniacalità. Mi sembra di avere tutto; la carta d’imbarco, i miei libri preferiti, la crema solare, le scarpette per correre sul ponte, il costume da bagno. E il desiderio di divertirmi. Ma anche di comprendere, allargare i confini. Perdonate se non posterò molto ma magari leggerò e commenterò di più. Mi piace ascoltare le storie che raccontano gli altri. Mi piace che abbiano spazio e voce per dire la loro. Mi piacciono meno coloro che vogliono imporre il loro metro o demolire per il puro gusto di farlo. Sono per il pluralismo, per il confronto sano e rispettoso delle idee altrui che per il semplice fatto che non sono le mie meritano almeno una possibilità prima di operare una scelta. “L’opinione è il grado intermedio tra l’ignoranza e la scienza”, diceva Platone. Perciò non affossiamo le opinioni altrui ma coltiviamole. E chi le considera fiato sprecato rimanga pure sul molo. Noi, con molto garbo non gli risparmieremo un saluto col fazzolettino ondeggiante. Categoria: venerdì, maggio 28, 2004
Mosaico ischitano
piastrelle di ceramica colorata di una vacanza
... segue da ieri
"... non fare la nordica formale." Non posso telefonare a Maria senza ripensare alla nostra prima telefonata. Alla mia richiesta di incontrarci dopo una doccia, stavo passeggiando tra i secoli impolverati di Pompei, lei mi sistemò subito. Io, che comunque di formale non ho poi tanto, ho fatto una risata e una doccia, in quest'ordine. Ci rivedremo sabato, senza formalità. Ma dopo la doccia.
Il pomeriggio si stende su un materassino a terra e la musica è così morbida da scivolare al tuo fianco. L'incenso brucia e spande il suo calore dolciastro sulla tua anima. Sei in tutti i luoghi, volando sopra l'aria, e tutto diventa molle e senza peso. Niente conta più, fuorché le sensazioni. Niente emozioni, niente passato e niente futuro: sul materassino langue anche il tempo.
brucia l'incenso
musica d'oriente:
pomeriggio zen.
La luce mi sveglia prestissimo. Il sole filtra tra le persiane. Arriva sulle coperte cadute a terra. Presagio di una giornata stupenda.
oro liquido
il sole stamattina:
bagno di miele.
Il becco è lungo e appuntito, spalancato e vorace, con una sfumatura violacea. Sulla testa enormi piume arancioni si ergono a raggiera, come su un elmo da guerra. L'aspetto è imponente, persino un po' cattivo, seppur mitigato dalla bellezza e dai colori forti e allegri. Il collo è lungo e sottile e ondeggia sotto la spinta del vento. Credo sia l'uccello del paradiso e, comunque, questo è il nome che gli do. Un uccello magnifico e possente, bellissimo. E, forse, questo è il paradiso. In una realtà che diventa finzione, i nomi si adattano alla forma.
![]() La pioggia non scende più, il pavimento si sta asciugando e, mentre passo davanti alla grande vetrata, un pensiero mi colpisce: guardo fuori e lui è là. Alto e forte, pur dietro alle nubi ancora scure. Infiltra le lunghe dita, scavandosi nuovi passaggi nel cotone nero e grigio, creando delle strie luminose. Dal cono centrale di luce, qualcuno sembra osservarci.
![]() prosegue...
Categoria: venerdì, maggio 21, 2004 Avviso: per ristrutturazione e cambiamenti nella redazione del multiblog Categoria: domenica, maggio 09, 2004 E' USCITO ! "I fetenti" di Raffaele Abbate
Categoria: mercoledì, maggio 05, 2004
Cessi e pancetta
non sempre son la stessa cosa. Penso a quel giorno. Ci penso spesso. Ero negli Stati Uniti. Primo viaggio della mia vita. Oltreoceano. Lingua inglese. Fatica tremenda. Inglese. Col cavolo, inglese. Americano. E' un'altra lingua, giocano con le parole, lì. Devo stare attento a capire cosa diavolo dicono. Devo concentrarmi. La mia pronuncia fa cagare. Anche la loro, però. Ma sopravvivo. Tre mesi. Non posso dimenticarlo. La prima volta che vado a far la spesa al Foodstore, da solo. Randall's si chiama. Immenso. Luminoso. Pulito. Asettico. Uno spettacolo. Carrello pieno. Cerco la pancetta, non la vedo. Dove diavolo l'hanno messa, c'è sicuramente, mi giro, un commesso, provo a chiedere. Chiedo. Bacon? Bacon, sorry? Mi guarda un pò. Fermo. Sta pensando. Sta ragionandoci su. Poi improvvisamente dice che è al secondo piano. Secondo. Strano. Pensavo ce ne fosse solo uno di piano, al Randall's. Cerco le scale. Le trovo. Microscale. Impossibile. Qui tutto è immenso, come fanno a portare i carrelloni lassù? Salgo. Sembra uno scantinato. Un magazzino. C'è una porticina. Il bacon. E il bacon sarebbe qui? Il bagno. E' il bagno. Si. E il bacon?E capisco. La mia pronuncia. Bacon. Ba-con. Bac-ron. Bac-room. Bath-room. Ho chiesto la pancetta e quelli hanno capito che ero alla ricerca di un cesso. Divertente. Lo ricordo ancora. Occhei. Ho fame. Frigo vuoto. Esco. Faccio un salto all'Esselunga di Ripamonti. Grande. Bella. Pulita. Asettica. Mi ricorda Randall's. Asiago. Latte. Chinotto. Quattrosaltinpadella. Uova. Coppadelnonno. Isipil. Pancetta. Dov'è la pancetta? Dev'esserci la pancetta. Dove hanno messo la pancetta? Perchè non è coi salumi la pancetta? Cerco un commesso. Un giovane. Vent'anni. Il bacon, scusi? Si ferma. Mi guarda. Si strofina gli occhi. Ci pensa un pò. Prende un libriccino dalla tasca. Un dizionario. Inglese-italiano. Anche all'Esselunga il cesso è al secondo piano. Categoria: |