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domenica, aprile 29, 2007 IL CRUDELE ZIO WALT di Riccardo Cardellicchio (da un’idea di Alberto Pozzolini) Sullo schermo si susseguono – senza ordine – brevi sequenze dei film di Walt Disney. Dai più vecchi ai più recenti. Mentre si sentono – sovrapposti – accordi musicali. Voce esterna, cavernosa: In principio fu Topolino. Ai cartoni subentrano immagini di guerra. Parate militari. Voce esterna: L’Americano delle buone azioni. Arrivano immagini dei processi dell’epoca della caccia alle streghe, ai presunti comunisti, di pestaggi di negri, di croci incendiate dal Kkk. Voce esterna: America democratica. La culla della democrazia. Entra Walt Disney. Disney: La mia America è l’America di Mickey Mouse, alias Topolino, del commissario Basettoni, di Pippo, Pluto e Paperino. Archimede Pitagorico. Clarabella. Eta Beta. Minnie. Paperina. Paperon de’ Paperoni Gambadilegno. La Banda Bassotti. Dumbo. Gastone. Nonna Papera. Nonna di chi? Via, non c’è bisogno di sottilizzare. Tutto è bene quel che finisce bene. Spon River dei buoni sentimenti. L’America laboriosa, piena d’inventiva. Entra Minnie. Minnie: Ah, sei qui. Ti cercavo. Ho bisogno di parlarti. Di parlarti seriamente. Sì, seriamente. Devi ascoltarmi. Te lo ripeto: voglio la mia libertà. Devi capirmi. Non puoi condannarmi a essere usata come mi usi tu. Mi adoperi quando non ne puoi fare a meno. Mi fai inseguire quello lì, Topolino. Uno che se non fa una buona azione il giorno, ci sta male. La cerca di continuo. Neanche i boy scout. L’americano modello. Mai che gli venisse l’uzzo di cercare me. E quando mi vede, che gli venisse… Te ne accorgi subito che pensa ad altro. Perché uno, se ha il cervello giusto, tutte le rotelle a posto, s’accorge che ci sono anch’io. E da un pezzo, ci sono. E una carezza, ogni tanto, potrebbe anche farmela. E un bacio, via, non dovrebbe negarlo a una paziente come me. Una che è rassegnata A fare l’eterna fidanzata. Una che va in bianco un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro nell’America puritana che scolora se vede un nudo ma non si scandalizza se il nero tira le cuoia. Voglio la mia libertà. Devi capirmi. Te lo dico da un pezzo. Ma tu duro. Mi vuoi verginella, pronta a correre dietro a Topolino tutto d’un pezzo. Ligio al dovere. Sempre nel giusto. Mai che sia capitata in qualche storia piccante, in mano a uno tutto muscoli, un po’ maniaco. Uno di quelli che sanno come togliere le mutandine con il coltello. E ti sbatte su un tavolo e non gliene importa niente se il tavolo scricchiola. E non importa niente neanche a te. Perché sei un po’ mignotta. Disney; Hai finito? Minnie: Non ti basta? Disney: Non so che ti stia prendendo, da un pezzo a questa parte. Sta di fatto che tu sei Minnie e non puoi essere diversa. Tu fai parte dei miei sogni. Dei sogni che voglio regalare alla gente. Entra Paperina. Paperina: Mi è sembrato o ho sentito parlare di una mignotta? Minnie: Parlavo con lui. Mi dimenavo nei miei guai. Paperina: Quelli che ci combina lui. Il crudele. Disney: Come ti permetti? Paperina: Mi permetto. Come si può chiamarlo uno che ti fa stare insieme, caschi il mondo, con gli svitati, con uno irascibile della forza di Paperino? Che non osa sfiorarmi neanche con un dito. Non è tollerabile che si vada avanti così. Siamo fuori del mondo. Minnie: No, siamo dentro il suo mondo (indica Disney). Tutto zucchero e miele. E , se succede qualcosa, se un Gambadilegno qualsiasi ne combina una, se la Banda Bassotti tenta un colpo, è tutta roba da ridere. Nulla che inquieti le anime candide. Nessuno deve inquietarsi. Né il bambino né la mamma. Figuriamoci i nonni. Nessuno deve pensare alla realtà. Tutti devono immergersi nella fantasia. Nel sogno. Disney: Non vi sopporto. Proprio non vi sopporto. Esce. (Musica) Sullo schermo appaiono Alice nel paese delle meraviglie, Biancaneve e i sette nani, la Bella Addormentata nel bosco, la Sirenetta e Cenerentola. Paperina se ne accorge. Paperina: Che ci fanno loro? Che hanno a che fare con noi? Minnie: Gli servono. Paperina: Per cosa? Minnie: Per continuare il sogno, quel sogno che deve far ignorare la realtà. Paperina: Alice, Biancaneve, la Bella addormentata, la Sirenetta, Cenerentola. Minnie: Alice è il parto di un pedofilo. Uno che amava fotografare le bambine nude. Alice è un suo peccato. Ma lo zio Walt l’ha ignorato. Paperina: E se ne appropria per cospargere di miele le famiglie. Mangiate, bevete e sognate. Minnie: Non vi basta Alice? Allora ecco Biancaneve e i sette nani. Una che è tutta stupore. S’infila nella casa dei sette e ci sta tranquilla. Una pasqua. Ragazze, vedete, non tutti gli uomini hanno cattivi pensieri. Che può essere anche vero. Ma quelli sono sette minatori, mica la vedono tutti i giorni una come Biancaneve. E se non vi basta Biancaneve, allora prendetevi anche Cenerentola. Per dire che i sogni possono avverarsi. Paperina: Io, quello lì, l’ho sempre considerato un Peter Pan. Uno che si è proposto di non crescere. E guai se i suoi collaboratori sgarrano. Il mondo è uno solo: a dimensione di bambino. Il mondo è fantasia. L’America è fantasia. L’amore è una parola che vola alta. Sopra la testa di tutti. Walt Disney è il pilota. (Musica) Minnie: Voglio l’amore vero, l’amore ignorato, intenso come un tornado. Un colpo al cuore Che mi faccia cancellare Il nulla del passato, che mi sommerga. Che mi faccia sentire femmina. Non voglio essere bambola, manichino, robot. In mani insensibili, manipolatrici di cuori, i sentimenti annacquati. Voglio l’amore vero, motore del mondo. L’amore ignorato. Paperina: Non vogliamo vivere più ai margini. Vogliamo storie tutte per noi. Vogliamo letti soffici, capaci d’accogliere i nostri desideri. Minnie: Vogliamo disegnatori guardoni. (Musica) Entra Campanellino. Campanellino: Ma che vi prende? Minnie: Ci prende quel che ci prende. Paperina: Tu che vuoi? Campanellino: Voglio riportarvi alla ragione. Minnie: Eccone un’altra. Paperina: Un’intrusa. Tutta miele. Minnie: Ti ha mandata lui. Campanellino: Chi è questo lui? Paperina: Non fare la gnorri. E’ lo zio Walt. Il crudele zio Walt. Minnie: Qualche volta, giuro, mi viene voglia di stare dalla parte di Capitan Uncino. Campanellino: Ma che dici? Paperino: Anch’io la penso come lei. Minnie: E ora levati di torno, insopportabile Campanellino. Non sei dei nostri. Paperina: Vieni da un’altra testa. Da un’altra fantasia non so fino a che punto sana, anche quella.. Sei cosa falsa. Campanellino: Mi offendete. Offendete me e Peter Pan. Minnie: Buono, quello. Non gli riesce d’uscire dall’ovatta. Campanellino: Ed essere fanciulli, avere l’innocenza di un fanciullo per voi è un male? Paperina: Quando è fuga dalla realtà, sì. Campanellino: Siete cattive. Minnie: Siamo stufe. Stufe di vivere storie strampalate. Maschiliste. Paperina: Abbiamo da difendere la nostra dignità. Campanellino: Vi state ribellando. Minnie: Ci stiamo ribellando? Ora che mi ci fai pensare, dico che sì ci stiamo ribellando. Paperina: Ci stiamo ribellando a lui e a tutti quelli come lui. Campanellino: Finirete male. Minnie: Meglio di come ci ha fatto vivere finora. Campanellino: Quando verrà a saperlo… Paperina: Deve saperlo. Deve sapere la verità. (Musica) Minnie: Non vogliamo cacciaballe e bucanuvole, ciarlatani e illusionisti. Paperina: Cortigiane camuffate da signore, maghe e cartomanti. Minnie: La verità deve fare male. Paperina: La verità è fatta di parole vere. Campanellino scappa. Minnie: La verità deve far male. Sennò che verità è. Paperina: La verità fatta di parole liberate dall’ipocrisia. (Musica) Secondo tempo (Musica) Sullo schermo si vedono Minnie e Paperina intente a liberarsi dei soliti vestiti per mettersene altri. Gonne corte con spacco, camicette scollate e trasparenti. Trucco vistoso. Parrucche. Le immagini sfumano quando entra Paperino. E’ contrariato. Paperino: Devo trovare Topolino. Devo parlare con Topolino. Sta succedendo qualcosa che non capisco. E’ tutto un parlare. Lo Zio Walt è fuori dei gangheri. Dice che tutto si sarebbe aspettato. Sta prendendo pesci in faccia. Gli ridono dietro. Accidenti, Topolino, ma dove sei? Entra Topolino. Giulivo. Topolino: Paperino, ti vedo agitato… Come al solito. Paperino: Certo che sono agitato. Topolino: Per cosa? Paperino: Come per cosa. Dove sei stato finora? Topolino: Sono andato nell’isola che non c’è a difendere il tesoro di re nessuno dalla Banda Bassotti. Paperino: Ma tu ci sei o ci fai? Topolino: Faccio quel che mi dicono di fare. Paperino: Qualche volta mi chiedo se non esagerino. Topolino: Se non ci fossero quei lapis, noi che vita avremmo? Paperino: Che vita avremmo? Topolino: Non l’avremmo, una vita. Paperino Ora ti diverti a confondermi. Topolino: La verità è una sola. Noi esistiamo grazie a lui, allo zio Walt, e ai suoi collaboratori. Paperino: E vai a dirglielo, a quelle due. Topolino: A chi? Paperino: A Minnie e a Paperina. Topolino: Che hanno combinato? Paperino: Si stanno ribellando. Non capisco perché. Topolino: Si stanno ribellando? E a chi? Paperino: A lui, allo zio Walt. Topolino: Al caro Walt? Paperino: Al caro Walt? Loro lo definiscono crudele. Imperdonabile. Topolino: Non capisco. Paperino: Meno male che qualche volta capita anche a te. Topolino: Nessuno è perfetto. Paperino: Se ti sente il caro zio Walt… Topolino: Insomma, vuoi spiegarmi meglio la storia della ribellione di Minnie e Paperina? Paperino: So che si ribellano. Topolino: Un motivo deve pur esserci. Paperino: So che stanno chiamando crudele lo zio Walt. Topolino: Perché lo chiamano così? Paperino: Non lo so. Non riesco a capire. Entrano Minnie e Paperina. Topolino e Paperino le guardano, ma non le riconoscono. Paperino: E queste chi sono? Minnie e Paperina, capito che non sono state riconosciute, si mettono a girare intorno ai due, squadrandoli da capo a piedi. In atteggiamento provocante. Topolino e Paperino si eccitano. Topolino: Non so chi siano, ma so che sono due belle gnocche. Minnie: Gnocche? Paperina: Sentili i due puritani. Paperino: Topolino… Topolino è preso dalle mosse delle due. Paperino: Topolino… Topolino non lo ascolta. Allora Paperino lo prende per un braccio e lo porta da una parte. Paperino: Ascolta. Topolino: Cosa vuoi? Non vedi che sono occupato? Paperino: Ho l’impressione che quelle due… Topolino: Anch’io ho la stessa impressione… Ci stanno. Paperino: No, no. Ho un’altra impressione. Che non sono quelle che vogliono dare a intendere d’essere. Topolino: Io so che sono due belle gnocche. Paperino: Io penso che ci stiamo per infilare in un grosso guaio. Topolino: Ce ne fossero di questi guai. Lo zio potrebbe procurarcene. Che dici? Paperino: Dico che qui, ora, siamo fuori del suo controllo. Topolino: Meglio. Topolino abbraccia Paperina, che si divincola. Allora va da Minnie che lo avvinghia. Topolino: Paperino, non stare lì impalato. Datti da fare. Paperino: Io ho paura… Topolino: Paura? Paperino: Paura. Paperina lo abbraccia e lo ricopre di baci. Topolino: Che ne dici? Paperino, cercando di prendere respiro: Dico che finisce male. Minnie si stacca da Topolino, che ormai è su di giri, e inizia uno spogliarello. (Musica). Topolino batte le mani. Paperina imita Minnie. Paperino s’agita, cerca di resistere, poi si lascia andare. Musica conturbante. Entrano Walt Disney e Campanellino. Walta Disney: Avevi ragione, Campanellino, sono delle svergognate. Vogliono mandare a monte tutto il mio lavoro. La musica cessa, Minnie e Paperina interrompono lo spogliarello. Topolino cerca di ricomporsi: Paperino si prende il viso tra le mani: Paperino: Lo dicevo io. Topolino: Salve, zio Walt. Walt Disney, rivolto a Minnie e Paperina: Siete due svergognate. Minnie e Paperina stanno da una parte, una accanto all’altra per niente intimorite. Minnie: Svergognate? Ti proibiamo d’offenderci: Walt Disney: Avete approfittato di due… Paperina: Dillo che sono Topolino e Paperino. Dillo come vuoi che siano. Walt Disney: Loro sono la faccia buona dell’America. La faccia onesta. La faccia operosa. Paperino: Ma chi sono? Campanellino: Non dirmi, Paperino, che non le hai riconosciute? Topolino: Neanch’io so chi sono. Paperina: Siamo due belle gnocche. Non hai detto così? Minnie: E’ la prima volta che ti ho visto in maniera diversa. Topolino: Minnie. Paperino: Paperina. Topolino: Che scherzo è questo. Minnie: Non è uno scherzo. Abbiamo dimostrato che sappiamo essere donne. Paperino: Ma vestite così. Come… Paperina: Come due mignotte. Dillo pure. Paperino: No, io… E’ che… Walt Disney: Avete superato ogni limite. Vi cancello dalle mie storie. E voi due avrete altre fidanzate. Minnie: Non te la caverai così. Topolino: Zio, zio Walt… Campanellino: Ben vi sta. Paperina: Stai bene in frigorifero, tu. A fare la pubblicità. Ti daranno il lecchino d’oro. Walt Disney: E vi consiglio, dico a te Topolino e a te Paperino, d’evitare d’ora in poi certe frequentazioni. Potreste… Paperino: Non minacciarci. Non ti conviene. Perché noi senza di te non siamo nessuno. Ma anche te senza di noi. Non hai altri personaggi come noi. Walt Disney: Nessuno è indispensabile. Topolino: Ormai noi lo siamo. Ti piaccia o no. Walt Disney esce seguito da Campanellino. Paperino: Lo dicevo io che si finiva in un guaio. Minnie: A dire il vero, ci siamo finite noi. Paperina: A me non dispiace per niente questa ribellione. Alla lunga, non so chi ci rimette. Topolino: Bisogna rimediare. Minnie: Non so come si possa. Paperina: Certo è che voi due… Non so quanto ci si possa fidare. Paperino: Noi siamo leali. Minnie: Non mi sembra che lo abbiate dimostrato poco fa. E’ bastato che entrassero due vistose che subito avete perso il lume dell’intelletto. Topolino: Non è che siamo stati allocchi noi, la verità è che siete state brave voi. Paperino: Bel colpo, Topolino… Ma ora che si fa? Paperina: Bisogna fargliela pagare, allo zio. Minnie: Bisogna fargli abbassare la cresta. Topolino: E come? Paperino: Già, come? Minnie: Promuovendo la ribellione di tutti i personaggi. Paperina: Avrà sempre qualcuno dalla sua parte. Tu guarda in che stato s’è ridotta Campanellino. Topolino: Non è un suo personaggio. L’ha preso da un’altra storia. Da una storia non sua. Minnie: Ne ha altri del genere. Paperina: Troppi. Paperino: Ha saccheggiato anche Collodi. S’è impossessato di Pinocchio. Topolino: E ne ha fatto un brutto burattino. Minnie: Che più brutto non si può. Paperino: Neanche Benigni è riuscito a tanto. Paperina: Benigni? E chi è? (Musica) Terzo tempo (Musica) Sullo schermo appaiono falò di giornali con i personaggi di Walt Disney. Li alimentano mani di bambini e degli stessi personaggi. Entrano Walt Disney e Campanellino. Walt Disney: Stanno andando oltre ogni limite. Campanellino: Lo dico anch’io. Bisogna reagire. Walt Disney: Loro pensano d’immobilizzarmi. Ma non mi conoscono. Non conoscono che tipo sono. Non ci ho pensato su due volte a licenziare quelli che mi boicottarono facendo sciopero. Io so essere crudele davvero. Campanellino: Tu non sei Biancaneve, lo si sa. Sei un genio. E ai geni si possono perdonare certe debolezze. Walt Disney: Mi sono fatto da me. Cinque fratelli eravamo. Eravamo in fattoria. Tutti lì a romperci la schiena. Lasciammo la fattoria e si andò a Kansas City. (Musica in sottofondo) La città. Non è che ti salva, la città. Anzi, se non stai attento ti stritola. Mio padre prese in appalto la consegna di due quotidiani, e io e mio fratello Roy dovevamo consegnarli. Ci alzavamo a notte fonda. Ogni tanto dormivo agli angoli delle strade. Poi via a scuola. Sì, dovevo andare a scuola la mattina. Non è stata facile la mia vita. Ecco perché volevo ricreare nei miei personaggi l’illusione della vita. Campanellino è commossa. Entrano Minnie, Paperina, Topolino e Paperino. Minnie: La racconta sempre questa storia per commuovere. Per dare a intendere che lui ha avuto una vita non facile. Paperina: I creduloni ci cascano. Minnie: Fatti raccontare, Campanellino, quando si ribellarono i disegnatori, gli animatori. Successe dopo i film “Biancaneve”, “Fantasia” e “La fattoria”. Non appariva nessuno, Nessuna firma aveva il diritto di apparire, tranne la sua: Walt Disney. E glielo dissero. Ma lui niente. Duro: va bene così. Paperina: C’entrarono i sindacati, nella questione. Paperino: E fu guerra. Topolino: Ci furono azioni di disturbo alla prima di Pinocchio. Minnie: Ce ne furono anche alla prima di Fantasia. Paperina: La gente era esasperata. Era pagata poco e non aveva neanche la soddisfazione di vedere il suo nome almeno nei titoli di coda. E dire che erano loro gli artefici del successo dello zio Walt. Paperino: Fatti dire, Campanellino, quante volte lo zio perse la calma in pubblico. Non tollerava. Non voleva il sindacato nell’azienda. Lui diceva che non ce n’era bisogno. Che lui voleva una famiglia, una grande famiglia. Topolino: Per maltrattarla. Walt Disney: Io l’ho creata, la grande famiglia. Io ho dato da mangiare… Minnie: Ma se è stato tuo fratello Roy a costringerti a più miti consigli per non mandare tutto a carte quarantotto. Fu lui a firmare. Tu fosti allontanato dalla California. Walt Disney: Mi fecero del male. Anche mio fratello mi fece del male. Paperina: Niente in confronto a quel che hai combinato tu. Dopo. Walt Disney: Io? Cosa ho mai fatto io? Sullo schermo appaiono i processi ai presunti comunisti. Paperino: Io non lo sapevo. L’ho scoperto poco fa. Tu eri un informatore ufficiale dell’Fbi. Conoscevi bene il direttore Edgar Hoover. E ti vendicasti degli scioperanti. E di chiunque ti faceva ombra. Era iniziata la caccia ai comunisti. E le tue accuse, accuse di un informatore ufficiale, stroncarono molte carriere, ridussero decine e decine di persone alla disperazione. Walt Disney: Non è vero. Topolino: Non siamo in una tua storia sdolcinata, caro mio. Questa è realtà. Pura realtà. E non si scappa dalla realtà. Walt Disney: Voi mi volete male. Paperina: Tu hai voluto male alla gente. Tu. Lo zio Walt si prende il volto tra le mani. Campanellino si è allontanata da lui. Campanellino: Non può essere vero. Walt Disney: Tutti mi avevano abbandonato. Anche la mia famiglia. Mi tenevano lontano dagli Studios. Campanellino: Niente giustifica una cosa del genere. Hai fatto la spia. Hai rovinato famiglie. Quante ne hai rovinate? Dieci, cento, mille? Minnie: Devono saperlo tutti i suoi personaggi quel che è stato.. E i lettori devono saperlo. Devono conoscerla tutti, la sua crudeltà. Walt: Voi non direte niente a nessuno. Prima che lo facciate, vi ammazzo. Vi cancello. Topolino: Ormai non puoi più niente contro di noi. Paperino: Ormai siamo liberi. Paperina: Abbiamo la nostra vita. Minnie: La tua matita è spuntata. Topolino: E non puoi sfuggire alla storia. Paperina: Quando la storia condanna, lo fa in maniera definitiva. Paperino: E tu non meriti d’essere salvato. Quel che hai combinato non ti salva. Minnie: Neanche i tuoi film ti salvano. Neanche il tuo sogno. Walt Disney è in ginocchio. Distrutto. I personaggi, compreso Campanellino, si prendono per mano e gli girano intorno cantando una filastrocca popolare. Sullo schermo appare un grosso falò. Categoria: venerdì, aprile 27, 2007 IL POZZO SECCO di Riccardo Cardellicchio Fu Pina ad accorgersene per prima. Vedova del medico condotto del paese, era solita alzarsi verso le cinque. Aprì il rubinetto del lavandino del bagno, ma ebbe la sorpresa di non vedere acqua. Ci fu come una sfiatata, seguita da un gorgoglio. Nient’altro. Allora Pina esce, va nell’orto dietro casa e raggiunge il pozzo. Butta il secchio. E non sente l’impatto con l’acqua. Guarda giù e si rende conto, all’istante, che il pozzo è secco. Non sapeva che pensare. Era un pozzo profondo una ventina di metri con l’acqua, vecchio di un secolo. Mai un problema, neanche d’inquinamento. Tornò in casa e telefonò a un vicino. “Non ho più acqua - gli dice – Non ce n’è neanche nel pozzo. Mai stato secco. Che può essere successo?”. Il vicino le dice che non si capacita. La prega di rimanere al telefono, di aspettarlo – va a fare un controllo. Tornò di lì a poco. “Niente – dice l’uomo – Anch’io non ne ho una goccia. Un mistero”. E’ preoccupato. “Telefono in Comune. Sento che mi dicono. Poi ti faccio sapere”. Pina decise di lavarsi con l’acqua minerale. Ogni tanto ne comprava qualche bottiglia, quando andava al supermercato del capoluogo. La comprava più per gli altri che per sé. La comprava per gli ospiti, non abituati a veder mettere il bicchiere sotto la cannella dell’acquaio o la bocca al secchio del pozzo. Non hanno acqua del genere. Non l’hanno più. E’ ricca di ferro e manganese, e sa di cloro, la loro. E’ pesa. Puzza, in alcuni momenti. Sapeva queste cose per avere abitato nel capoluogo una quindicina d’anni, prima che suo marito s’ammalasse, prima che la sua vita fosse sconvolta dalla malattia del marito. Una può metterle nel conto le cose storte, non può andare sempre tutto liscio nella vita. Sono pochi i fortunati. Pochissimi. E allora una come lei, con un po’ di cervello, lo mette nel conto che non può essere sempre tutto rose e fiori - in casa non manca niente, suo marito le vuole bene, non litigano mai. Arriva una figlia che studia bene, si laurea in architettura, conosce un bravo ragazzo, si sposa, va ad abitare fuori della Toscana e la fa diventare nonna presto. Li mette nel conto i pro e i contro. E il contro arriva con un malore del marito mentre sta visitando un malato. Il ricovero. La certezza, nel giro di due giorni, di un cancro in stadio avanzato. Pochi mesi di vita. La verità detta brutalmente da un collega del marito. E il marito consapevole della gravità della situazione. E giorni di dolore. E di sofferenza, per lui. E poi la morte. E poi il vuoto. “Mamma, vieni con me”, le disse sua figlia. Non ebbe un attimo d’esitazione nel risponderle: “No, non saprei vivere lontana da qui. Ho tutto, o quasi, qui”. “Ma stai sola”. “Non ho paura”. Non hai paura? Ma se non riesci a riposare bene. Ogni minimo rumore ti fa sobbalzare. Ma non devo mollare, si dice. Non devo mollare. Se vado via, se torno in città, campo poco, e male. Due giorni dopo, telefonò il vicino. Lei era già in stato d’emergenza. Giuseppe, si chiamava. Notizie di prima mano. “Niente acqua. Pozzi secchi. Acquedotto secco. Un disastro”. “Ma a che è dovuto?”. “Non lo sanno. Non riescono a capire”. “Impossibile. Una cosa del genere è impossibile. E’ impossibile che succeda una cosa del genere dall’oggi al domani”. “Gliel’ho detto anch’io. E loro hanno risposto che è successo e non sanno dare una spiegazione. Hanno chiamato degli esperti. Vengono domani, sembra”. “Che ne pensi?”. “Che ne penso, io? Penso al peggio. Qui s’è dato fondo a tutto quel che avevamo. Non abbiamo pensato al futuro. Non abbiamo pensato al danno che facevamo. Abbiamo pensato a far soldi. Soldi a palate”. L’uomo era arrabbiato. “Che facciamo?”. “Io ci sto pensando seriamente. Conviene fare fagotto”. “Lasciare tutto?”. “Via, andare altrove. Via da questa terra. Ne hanno fatto un mostro”. “Non è possibile. Non siamo a questo punto. Non possiamo essere a questo punto”. Disperata. Sì, disperata.” Io non me ne vado. Muoio di sete, ma non me ne vado”. “Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma qui la natura s’è rivoltata. Si sta vendicando”. Un cane abbaiò lontano e un gallo cantò sotto un gelso. Categoria: lunedì, aprile 23, 2007 Polvere plastica.18 L’asfalto del piazzale, con l’alternarsi di pioggia e sole si sfalda sempre di più. Diventa sempre più problematico attraversarlo con le gondole piene di spazzatura, da portare ai cassonetti. Le scatole piene di segatura di plastica, teli rotti, avanzi di cibo e rotoli di estensibile finiti, cascano da ogni parte per le vibrazioni e i sobbalzi. Per percorrere i trenta metri fino al cancello ci si mette così tanto che si rischia di sentirsi accusare di essere lenti e imbranati da qualche dirigente di passaggio.
Come per uno strano destino riservato a coloro che di volta in volta si occupano di questa mansione, capita regolarmente che si alzi un po’ di vento... (continua qui) Categoria: |