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giovedì, maggio 24, 2007
 

L’UOMO IN CROCE

di Riccardo Cardellicchio

 

Arrivò una sera di vento e di solitudine, non so più quanto tempo fa.

Non credevo arrivasse.

Non pensavo d’averne bisogno.

Gli domandai severo: “Che vuoi?”

Mi sono chiesto, in seguito, cosa sarebbe successo se fossi stato zitto.

Il silenzio l’avrebbe allontanato?

Non credo.

Sa sconfiggere anche il silenzio.

Sa superare corazze d’indifferenza.

 

Non era più il protagonista di una favola raccontata in una chiesa poco illuminata.

Capace di annoiarti. Di rendere ancor più prepotente la voglia di correre a giocare nella strada polverosa, ancora piena di buche – segni del passaggio di una guerra devastante.

No.

Era l’uomo martoriato.

Deriso.

L’uomo in croce.

Messo in croce perché parlava con parole che non tutti intendevano, o non volevano intendere.

Perché diverso.

 

Gesù o Barabba?

E la folla – chissà quanti per gioco e quanti per convinzione – disse Barabba.

 

Arrivò sull’onda del dolore.

Di più: della disperazione.

Il buio sul futuro, nessun appiglio.

Arrivò in silenzio, ancora di salvezza.

Arrivò con il suo dolore e la sua gioia.

E mi si piazzò accanto.

Pieno di comprensione.

 

Arrivò con la sua storia misteriosa, traboccante di parole capace di sconvolgere.

Parole che pugnalano cuore e anima.

Che non consentono alibi.


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scritto da padulericcardo | 00:30 | commenti Torna in plancia