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venerdì, luglio 06, 2007 miniature (2) di Riccardo Cardellicchio
Il mistero del lago L’hanno preso. Anzi, l’ha preso. Di notte. E l’incubo è finito. Sorridono tutti, ora. E lui è l’eroe, l’uomo di fegato. Colui che con una mossa rapida, da esperto, ha vinto il nemico che inquietava le ore della gente che vive intorno al laghetto. Qualcuno vorrebbe organizzare una festa in suo onore. “Per carità”, dice lui. Che è un modesto. E’ arrivato dal suo paese di campagna, subito dopo aver letto i giornali. Nessuno lo ha invitato. “Io so come ci si comporta in questi casi”, ha detto al sindaco. E il sindaco gli ha creduto. E ha fatto bene. Ora non c’è più il mistero, il pericolo. Ma vorrebbe avere tra le mani, il sindaco, il bastardo che non ha trovato di meglio che usare il laghetto per disfarsi di un ospite ingombrante. E’ sempre così. Chissà quante pantere, quanti rettili sono stati liberati da gente che si era fatta prendere dal fascino dell’animale diverso in casa, in giardino. Il primo a vedere che c’è qualcosa di strano, nel laghetto, è un uomo, al quale non tutti credono. E’ uno che non disdegna il vino. Anzi. La moglie lo guarda storto e gli fa capire che è bene stia zitto zitto. Sennò corre il rischio di sentirsi accusare delle peggio cose. Ma lui non tace. E allora viene fuori una donna che dice: sì, ho visto anch’io qualcosa di strano. E un ragazzo: a me è sembrato un coccodrillo. Un coccodrillo? Macché – interviene un professionista di prestigio – a me è parso un alligatore. I coccodrilli arrivano a una lunghezza di dieci metri. E sono voracissimi. Gli alligatori, quelli del Fiume Giallo e del Mississipi., arrivano fino ai 5 metri, il muso tozzo quanto i coccodrilli l’hanno allungato. Meglio star lontani dalle loro mandibole. Subbuglio. Ragazzini rinchiusi in casa. Laghetto disertato dalle coppie timorose. I curiosi – e sono tanti - in cerca di conferme o smentite. I giornali non ci vanno di scartina. Siamo quasi al mostro. Quando arriva il ragazzo di campagna, esperto in rettili. Prende una barca, di notte, con la fidanzata. Lei rema e lui guarda nell’acqua. A un certo punto tuffa la mano in acqua e la ritira con un rettile ben stretto. Lo esibisce. E’ un caimano non più lungo di 70 centimetri, età due anni scarsi. Un esserino che, lasciato fare, sarebbe diventato lungo quasi tre metri, tozzo, muso largo. Arrivato lì chissà come dall’Amazzonia. Sorride l’eroe e la fidanzata lo guarda con occhi lustri. Convivenze (1)Disse, l’insegnante: “La convivenza era diventata impossibile” La portinaia le tolse di mano il coltello da cucina. Lungo. Affilato. Insanguinato. Aggiunse, l’insegnante: “Non ce la facevo più. O lui o io”. Era sfinita. Si sentiva sfinita. Il suo volto si era trasformato in un mare di rughe. La portinaia la fece sedere in poltrona. Sembrava una mummia. La portinaia disse al marito di portare via dal salotto il cane lupo, morto sgozzato, di sotterrarlo in giardino e di pulire ben bene la stanza. L’insegnante chiuse gli occhi. Si sentì una piuma. Convivenze (2) Lo avevano avvertito che era rischioso. Che era libero di fare qualunque cosa in casa sua, però era rischioso. Non subito, ma tra qualche mese. Deve rendersene conto, gli avevano detto. Lui aveva sorriso. Tranquilli, aveva detto. Ora era nella sua camera da letto, sopraffatto nel sonno dal serpente boa che aveva voluto comprare a ogni costo. Morto stecchito. La nemicaEccola, la zanzara. L’orecchio è sensibile al suo ronzio. Ha superato ogni sbarramento chimico. S’è infilata in camera, a notte inoltrata, attratta dal calore dei corpi e dalla luce. Dov’è? Le ombre dell’abat-jour la fanno sembrare ovunque. L’occhio è vigile, il corpo pronto a scattare. Una mano, soprattutto. “Vieni, piccola, che ti sistemo”. La mano è armata di una ciabatta di pelle fine. Dov’è? E’ lassù. Sì, è lei. Mi sposto. Sfiora il soffitto, va sopra l’armadio, conquista la tenda della finestra, dove si nasconde tra le pighe. Si mimetizza, la furba. Si avvicina al bersaglio. Non v’è dubbio. E’ pronta per la picchiata sul corpo steso sul letto, indifeso. Si stacca, infine. La ciabattata è fulminea, un bolide. Ma la ciabatta mi sfugge di mano e va a finire sulla fronte di lei, in dormiveglia da almeno un’ora, che balza sul letto in preda allo spavento: “Oddio, una rapina”. Poco dopo, il ronzio testimonia che l’altra, la nemica, la maledetta, la sanguisuga volante, il vampiro sotto mentite spoglie, è viva e vegeta. Sarà una lunga notte. Sbadataggine (1)La formica lasciò la lunga processione schizzofrenica e allungò per una sistola. Sbadataggine (2) La cicala sbagliò albero: l’abete fu abbattuto un minuto dopo l’inizio del suo frinire. Sbadataggine (3) Cieca, la volpe non s’accorse d’essere entrata nel pollaio vuoto. SolitudineLo trovarono, il lupo, morto da giorni nel viottolo dietro la chiesa romanica. Nessuno, in paese, aveva mai saputo della sua esistenza. Categoria: |